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da dove arriva il valore di un token, e come si vede se ci arriva

bruciarestakingricavi condivisisolo votoil protocollo incassa
le quattro strade per cui il valore può arrivare al token: le prime tre lo spostano, la quarta no.

Il valore prodotto da un protocollo può raggiungere chi tiene il token per tre strade, cioè bruciare i token usati per pagare, pagare chi mette il token in staking e distribuire una parte dei ricavi, mentre la quarta, il solo diritto di voto, non sposta niente da sola.

in breve
davanti a un token la domanda da farti è per quale strada gli arriva il valore che il protocollo produce, prima ancora di quanto può salire. le strade sono quattro, bruciare, staking, ricavi condivisi e voto, e l'ultima da sola non porta niente. se non ne riconosci nessuna, stai comprando l'attesa.

perché bitcoin è il caso più semplice da leggere?

perché il suo valore dipende da una regola scritta che nessuno può modificare, più che da un'attività economica da misurare: 21 milioni di unità al massimo, e una quantità di bitcoin nuovi che si dimezza più o meno ogni quattro anni.

il paragone con le valute normali è tutto qui. una banca centrale può decidere di stampare, e a deciderlo è una riunione, cioè una politica monetaria discrezionale. bitcoin ha una politica monetaria programmata, che nessuna riunione può cambiare: l'emissione è passata da 50 bitcoin per blocco nel 2009 a 3,125 nel 2024, e continuerà a dimezzarsi. chiamarlo oro digitale, per una volta, è la descrizione della regola e non uno slogan.

200950 btc20122016202020243,125
quanti bitcoin nuovi entrano in circolazione a ogni blocco, dopo ogni halving. il tetto resta 21 milioni. fonte: calendario di emissione di bitcoin.

L'emissione di bitcoin per blocco si dimezza a ogni halving: 50 btc nel 2009, 25 nel 2012, 12,5 nel 2016, 6,25 nel 2020, 3,125 nel 2024. Il tetto complessivo di 21 milioni è scritto nel protocollo e non dipende da nessuna decisione.

due avvertenze, però, e la prima è grossa. bitcoin regge come riserva di valore finché il mercato lo considera tale, perché è un accordo su cosa vale, proprio come per l'oro, e un accordo si può anche disfare. la seconda riguarda il confronto pratico: oscilla molto più dell'oro fisico, ma si vende in qualsiasi momento e in qualsiasi quantità, si divide fino all'ottava cifra decimale e non costa niente tenerlo in cassaforte, perché la cassaforte non esiste.

cosa vuol dire che un token cattura valore?

vuol dire che esiste una strada, scritta nel codice, per cui una parte di quello che il protocollo produce finisce a chi tiene il token. senza quella strada il protocollo può guadagnare quanto vuole, e il token resta a guardare.

è quello che separa un token da un'azione. un'azione ti dà diritto agli utili per legge, e se la società guadagna quel diritto vale qualcosa anche quando nessuno lo esercita. un token ti dà quello che gli dà il codice del protocollo e niente di più, e se il codice non prevede nessun passaggio di valore, non c'è un tribunale a cui chiederlo.

le strade possibili sono quattro, e le prossime sezioni le prendono una alla volta: bruciare i token usati per pagare, pagare chi mette il token in staking, distribuire una parte dei ricavi, oppure dare soltanto un diritto di voto. le prime tre spostano valore, la quarta da sola sposta solo la speranza che un giorno arrivi una delle altre tre.

come funziona bruciare le fee?

invece di distribuire le commissioni a qualcuno, il protocollo distrugge i token con cui sono state pagate. nessuno incassa niente, ma tutti quelli che restano diventano una fetta più grande dello stesso insieme.

l'esempio più grande è ethereum dopo la modifica del 2021 che ha introdotto la base fee, la parte obbligatoria di ogni commissione, che viene bruciata. quando la rete è molto usata ethereum brucia più di quanto emette e la quantità in circolazione scende, quando è usata poco torna a crescere. così la voglia di usare la rete e la scarsità del token si legano da sole, senza che nessuno debba deciderlo.

emessibruciatiquel che resta in più
il conto che conta è quello netto: quanto si emette, quanto si brucia, e cosa resta. le quantità sono un esempio, non una misura di ethereum.

Bruciare le fee ha effetto solo nel saldo fra quanto viene emesso e quanto viene distrutto: se l'emissione resta grande, la distruzione non cambia la scarsità. Quando le due quantità si avvicinano, il saldo netto tende a zero o diventa negativo.

il campanello d'allarme, qui, è la messinscena. un progetto che annuncia di bruciare token mentre continua a emetterne senza un tetto sta facendo una sottrazione con due numeri sbagliati: se ne bruci cento e ne emetti mille, la scarsità esiste solo nel comunicato stampa. il conto da guardare è sempre quello netto, emesso meno bruciato, e va guardato sui mesi e non sul giorno dell'annuncio.

gli staking rewards da dove escono?

da una delle due tasche, e fa tutta la differenza sapere quale. nel proof of stake chi valida blocca i suoi token e in cambio riceve un compenso, che può arrivare dalle commissioni pagate dagli utenti oppure da token nuovi stampati per l'occasione.
da dove arriva il compenso di chi fa staking
la tascachi pagaquando smette di funzionare
le fee degli utentichi usa il protocollo quando cala l'uso, e si vede subito
nuova emissionechi tiene il token, diluito quando il prezzo smette di salire
la stessa parola, due meccanismi opposti.

Uno staking reward che arriva dalle fee degli utenti cresce e cala con l'uso del protocollo e non diluisce nessuno; uno che arriva da nuova emissione paga chi fa staking diluendo tutti gli altri, e regge solo finché il prezzo sale.

se arriva dalle commissioni il circolo è sano: più il protocollo viene usato, più commissioni entrano e più c'è da distribuire, e se l'uso cala, cala anche il compenso. è scomodo, ed è proprio il segno che è vero. se invece arriva da nuova emissione, tutti gli altri vengono diluiti per pagare chi fa staking, il che funziona finché il prezzo sale e smette di funzionare proprio quando servirebbe.

ethereum, dopo il passaggio al proof of stake, sta in una via di mezzo interessante. emette pochissimo, intorno a mezzo punto percentuale l'anno, e intanto brucia le base fee, per cui il risultato è un sistema quasi in pareggio, che nei periodi di uso intenso va addirittura in negativo. il rendimento di chi valida arriva quindi in buona parte da chi usa la rete, più che da chi la tiene.

il revenue sharing è un dividendo?

è la cosa che gli somiglia di più. il protocollo prende una percentuale dei suoi ricavi e la gira a chi tiene il token, senza passaggi intermedi e senza stampare niente.

gmx, la piattaforma dove si scambiano perpetual su arbitrum, gira il 30% delle commissioni di trading a chi mette il suo token in staking: più volume passa, più commissioni entrano e più arriva, e il legame lo puoi seguire onchain, commissione per commissione. oltre alla trasparenza c'è un vantaggio che conta di più, l'allineamento: chi tiene il token vuole che il protocollo venga usato, perché è da lì che arrivano i soldi, e per una volta chi usa e chi tiene tirano dalla stessa parte.

trenta fee ogni cento vanno a chi tiene il token in staking: il resto resta al protocollo. fonte: quota dichiarata da gmx.

Nel modello di gmx il 30% delle fee di trading va a chi mette il token in staking e il 70% resta al protocollo: una quota fissa e verificabile onchain, che cresce e cala col volume.

anche qui il campanello d'allarme è semplice da controllare: un protocollo che promette di condividere i ricavi ma non ha utenti sta condividendo zero, con grande precisione percentuale. prima di guardare la quota, guarda il volume, e guardalo su un periodo lungo, perché il volume comprato con le ricompense se ne va insieme alle ricompense.

il diritto di voto, da solo, vale qualcosa?

poco, e uniswap ne è la dimostrazione più costosa. per anni uni ha dato a chi lo teneva il diritto di votare sulle decisioni del protocollo e nient'altro, e mentre ci passavano sopra miliardi di scambi, al token di quel giro non arrivava nemmeno un centesimo.
detta male
i token di governance ti fanno votare su cosa fa il protocollo. teoricamente democratico. praticamente vince chi ha più token, tipo una democrazia dove i ricchi hanno più voti… ah no, aspetta, è esattamente così

Detta male: i token di governance in teoria sono democratici, in pratica vince chi ne ha di più, cioè un voto per censo.

in teoria controllare un protocollo che muove miliardi vale qualcosa, e quel valore dovrebbe finire nel prezzo del token. in pratica, se il voto non è legato a nessun flusso di denaro, quello che compri è la possibilità che un giorno il voto decida di dartene uno, cioè un'attesa. e in quegli anni il prezzo di uni ha fatto peggio dei token che una strada scritta ce l'avevano già.

poi l'attesa è finita: nel novembre 2025 la governance ha acceso il fee switch, e da lì una parte delle commissioni ha cominciato a tornare al token. è la conferma della regola: il valore è arrivato quando qualcuno ha scritto il meccanismo, dopo anni in cui era stato solo promesso.

quali sono i segnali che le tokenomics sono rotte?

cinque, e vanno controllati tutti prima di comprare, non dopo. il primo è l'emissione senza fine e senza niente che la compensi: se ogni mese entrano token nuovi e non ne esce nessuno, la tua fetta si assottiglia da sola e ti serve un prezzo sempre più alto anche solo per restare fermo.
cinque segnali, cinque traduzioni
il segnalecosa vuol dire
emissione senza finela tua fetta si assottiglia ogni mese
rendimento a tre cifreti pagano stampando
utilità inventatadomanda forzata dove non ce n'è
unlock vicinivendite già in calendario
capitale dalle ricompenseadozione affittata, non conquistata
i cinque segnali, e cosa vogliono dire davvero.

I cinque segnali di tokenomics rotte: emissione senza fine, cioè diluizione continua; rendimenti a tre cifre, cioè pagati stampando; utilità inventata, cioè domanda forzata; unlock vicini, cioè vendite in arrivo; capitale gonfiato dalle ricompense, cioè adozione affittata.

il secondo è il rendimento a tre cifre, che quasi sempre vuol dire che ti stanno pagando stampando, e regge finché entra gente nuova. il terzo è l'utilità inventata, il token che «serve per usare la piattaforma» quando la piattaforma funzionerebbe benissimo con ethereum o con una stablecoin: è una moneta interna resa obbligatoria per creare una domanda che non c'è.

il quarto sta nel calendario, e va letto tutto: se fra tre mesi si sbloccano milioni di token in mano al team e agli investitori, quella data conta più di qualunque grafico. il quinto è il capitale gonfiato con le ricompense, che sembra adozione ed è in affitto: appena le ricompense scendono, quel capitale se ne va altrove nella stessa settimana.

detta male
hai creato una moneta proprietaria per usare il tuo sito? è come se netflix ti obbligasse a comprare netflixcoin per guardare le serie

Detta male: un token che serve solo per usare il sito di chi l'ha emesso è come se Netflix obbligasse a comprare NetflixCoin per guardare le serie.

come si valuta un token, in pratica?

in cinque passi, in quest'ordine, e il primo che non torna chiude la pratica. uno, trova la fonte del valore: il protocollo incassa qualcosa da qualcuno? da chi, e per cosa? se come risposta hai una previsione invece di un incasso, hai già finito.
la fontela stradagli incentivil'offertail prodotto
i cinque controlli nell'ordine: il primo che salta ferma la catena.

I cinque passi per valutare un token: trovare la fonte del valore, seguirne la strada fino al token, verificare che il protocollo regga senza incentivi, guardare i numeri dell'offerta e degli unlock, e capire se il prodotto risolve un problema reale.

due, segui la strada di quel valore fino al token: si brucia, si distribuisce, si paga chi fa staking, oppure non arriva. tre, verifica che regga senza incentivi. togli le ricompense e chiediti se qualcuno userebbe ancora quel protocollo, e se la risposta è no, quella che hai davanti è una promozione e non un'attività economica.

quattro, guarda i numeri dell'offerta, cioè quanto si emette, quanto si brucia, quanto è già in mano a chi e quando lo può vendere. cinque, chiediti se il prodotto risolve un problema che qualcuno ha davvero. cinque su cinque è raro, quattro su cinque se ne può discutere, tre su cinque è un no travestito da forse.

dove stanno le tokenomics che funzionano?

in quattro famiglie, e nessuna promette numeri grossi. la prima è quella dei protocolli che pagano un rendimento preso dalle commissioni vere, come gmx con la sua pool e alcuni protocolli di prestito, e la riconosci perché il rendimento si muove insieme al volume, sia in su che in giù.
rendimento dalle fee veresegue il volume, su e giù
token bruciati dall'usola scarsità cresce senza annunci
revenue sharing dichiaratoquota fissa, verificabile onchain
governance con token bloccatichi vota subisce la decisione
le quattro famiglie, e il segno da cui si riconoscono.

Le quattro famiglie di tokenomics che tengono: rendimento dalle fee vere, riconoscibile perché segue il volume; token bruciati dall'uso, dove la scarsità cresce senza annunci; revenue sharing dichiarato, con una quota fissa e verificabile; governance con token bloccati, dove chi vota subisce la decisione.

la seconda è quella dei token che si bruciano quando il protocollo viene usato, per cui se l'uso cresce la scarsità cresce da sola, senza annunci. la terza è il revenue sharing dichiarato, una quota fissa dei ricavi a chi tiene il token, scritta e verificabile, così semplice che proprio per questo è difficile da truccare.

la quarta è la governance con qualcosa in gioco: per votare devi bloccare i token, quindi chi decide subisce anche le conseguenze di quello che decide. non è ancora cattura di valore, ma è la differenza che passa fra una votazione e un sondaggio. tutto quello che sta fuori da queste quattro, rendimenti insostenibili, emissioni senza tetto, promesse senza utenti, è la solita roba con un nome nuovo.

cosa resta da chiedersi, ogni volta?

tre domande, sempre le stesse. da dove arriva il valore, per quale strada arriva al token, e se quella strada regge quando smetti di pagare la gente perché resti.

il mercato è pieno di progetti con un marketing ottimo e le tokenomics costruite male, e per distinguerli non serve talento, basta un controllo di mezz'ora sui dati pubblici del protocollo. chi lo fa compra un meccanismo, chi non lo fa compra la speranza che qualcuno compri dopo di lui, che è un mestiere diverso e molto più affollato.

la parte scomoda è che questo controllo esclude quasi tutto. la maggior parte dei token non passa nemmeno il primo passo, e in quei casi la risposta giusta è non comprare. ti sembrerà di perdere un'occasione, ma i soldi che non metti lì restano tuoi.

ultima verifica18 agosto 2026
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base fee
la parte obbligatoria della commissione su ethereum, che viene bruciata invece di andare a qualcuno.
fee
quello che si paga per usare un protocollo. può andare a chi fornisce il servizio, a chi possiede il token, o a entrambi.
fee switch
l'interruttore che dirotta una parte delle fee dai liquidity provider al protocollo o a chi ne possiede il token. accenderlo è quasi sempre una decisione politica, non tecnica.
governance
l'insieme delle regole con cui si prendono le decisioni su un protocollo: chi propone, chi vota, chi esegue.
halving
il dimezzamento programmato di quanti bitcoin nuovi entrano in circolazione, ogni quattro anni circa.
onchain
che avviene sulla catena, quindi verificabile da chiunque.
perpetual
il contratto che segue il prezzo di una moneta senza mai scadere: per restare aperti si paga o si incassa il funding.
pool
la cassa comune su cui avvengono gli scambi: chi ci mette dentro le proprie monete si prende una fetta delle fee.
proof of stake
il modo di tenere in piedi una rete facendo bloccare token a chi la valida, invece di consumare energia.
revenue sharing
una parte dei ricavi del protocollo va direttamente a chi tiene il token, come un dividendo.
stablecoin
un token costruito per valere sempre quanto una valuta, di solito il dollaro. cambia il modo in cui ci riesce: riserve in banca, collaterale onchain, coperture sui derivati.
staking
immobilizzare token per far funzionare una rete o un protocollo, ricevendo in cambio un rendimento. i token restano vincolati per un certo tempo.
token
l'unità emessa da un protocollo. può servire a votare, a pagare, a ricevere ricavi, o a niente.
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