cos'è la defi, e cosa chiede in cambio
La stessa richiesta di prestito, per due strade. In banca avanza a pezzi, fra moduli e attese, e incontra un punto in cui qualcuno decide se proseguire. Onchain non incontra nessuno: se la garanzia è sufficiente, il contratto esegue e la strada arriva in fondo.
cosa cambia rispetto alla banca?
la differenza la senti su tre cose. gli orari, perché un programma non chiude alle sedici e trenta e non va in ferie. la valutazione, perché nessuno guarda la tua busta paga, al suo posto si guarda quanto hai messo a garanzia. e i tempi, perché fra la richiesta e l'esecuzione non c'è una persona che deve trovare il tempo di leggerla.
quel programma si chiama smart contract, e conviene capire bene cos'è perché tutto il resto dipende da lì. è un pezzo di codice pubblico, uguale per tutti, che nessuno può cambiare per farti un favore, e nemmeno per fregarti. quando funziona è il motivo per cui la defi è così veloce, quando è scritto male è il motivo per cui ogni tanto i soldi finiscono da un'altra parte.
quanto ci vuole davvero, e cosa si salta?
Un prestito in banca richiede in media dalle due alle quattro settimane fra istruttoria e delibera; un prestito garantito onchain si esegue in pochi minuti. Sulla stessa scala la differenza è di tre ordini di grandezza.
quel tempo, però, non è sparito, è stato sostituito da qualcos'altro. la banca lo spende per valutare se sei in grado di restituire i soldi, e se sbaglia il rischio è suo. il contratto non valuta niente e in cambio ti chiede una garanzia più grande del prestito, di solito una volta e mezza, perché se il prezzo si muove l'unica cosa che può fare è vendere quello che gli hai lasciato.
quindi il confronto onesto è fra due prodotti diversi. da una parte c'è qualcuno che si prende il rischio al posto tuo, dall'altra il rischio resta tutto tuo ma nessuno ti fa domande.
cosa vuol dire che è aperta a tutti?
la stessa porta aperta, però, funziona nei due sensi. nessuno verifica chi sei, e quindi nessuno risponde per te: non c'è un ufficio reclami, non c'è un fondo che garantisce i depositi e non c'è il diritto di ripensarci entro quattordici giorni. se sbagli un indirizzo, i soldi arrivano lo stesso, solo che arrivano alla persona sbagliata.
Detta male: «be your own bank» vuol dire che quando perdi tutto non hai nemmeno un servizio clienti da chiamare.
tienilo a mente prima di cominciare, perché è il punto su cui le opinioni si dividono. chi racconta la defi come libertà dice il vero, e chi la racconta come un posto senza rete di protezione dice il vero anche lui.
cosa vuol dire che il controllo è tuo?
il rovescio della medaglia è che nessuno può rimediare. le chiavi le tieni tu, e se le perdi le monete restano lì per sempre, visibili a tutti e irraggiungibili. se firmi la transazione sbagliata la firma vale lo stesso, e se autorizzi un contratto che poi si rivela scritto male, l'autorizzazione l'hai data tu.
sulle commissioni la promessa regge meglio, perché non ci sono costi nascosti e prima di confermare vedi quanto paghi. c'è però una voce che in banca non esiste, il gas, cioè quello che la rete si prende per eseguire l'operazione. non dipende da quanto vale la tua operazione ma da quanto traffico c'è in quel momento, e sulle cifre piccole può mangiarsi tutto il vantaggio.
cosa puoi fare, concretamente?
Farsi prestare denaro chiede una garanzia più grande del prestito e la sorveglianza della soglia di liquidazione. Scambiare su un dex chiede la commissione di rete e lo scostamento di prezzo prodotto dal proprio ordine. Fornire liquidità chiede di confrontare le fee incassate con l'impermanent loss.
la seconda è scambiare una moneta con un'altra senza consegnarle a nessuno. su un dex colleghi il wallet, scegli le due monete e confermi, senza aprire un conto né verificare un'identità, e nessuno tiene le tue monete mentre lo fai. paghi la commissione di rete e lo scostamento di prezzo che produce il tuo stesso ordine.
la terza è mettere le monete a disposizione di chi scambia e prenderti una parte delle commissioni. è il mestiere del liquidity provider, che sembra il più semplice e non lo è: le commissioni sono vere, ma vanno confrontate con l'impermanent loss, cioè con quello che perdi perché la pool si ribilancia da sola. la nostra guida sulla liquidità fa questo conto per intero.
il prestito istantaneo: cosa succede la notte?
poi eth scende del trenta per cento in una notte, cosa che succede più spesso di quanto pensi. la tua garanzia ora vale 7000 $, il prestito è sempre 6000 $, e il rapporto fra i due è passato all'86%. hai superato la soglia, e da lì in poi non serve nessuno: dei programmi in competizione fra loro chiudono la posizione in una frazione di secondo, vendono la garanzia e si tengono una penale che di solito vale il 10%.
Con 10.000 $ di garanzia e 6000 $ di prestito, la soglia di chiusura si trova a 7059 $ di garanzia. Dopo una notte a meno 30 per cento la garanzia vale 7000 $: sotto la linea, e la posizione viene chiusa con una penale del 10 per cento.
la difesa esiste e ha un nome poco romantico: tenere il prestito molto sotto il limite e guardare la posizione. tradotto, il prestito «senza pratiche» ti chiede di fare il lavoro che prima faceva la banca per te, cioè sorvegliare il rischio, e te lo chiede alle tre di notte.
Detta male: puoi sorvegliare la posizione, e vuol dire svegliarsi di notte a controllare i rapporti di garanzia come si cambiano i pannolini.
e i rendimenti a tre cifre?
al «mille per cento annuo»
Dopo una settimana in una pool che dichiarava il mille per cento annuo, il risultato dell'esempio è una perdita di mille dollari.
poi guardi cosa valgono. quel token stava a un centesimo, quindi il milione fa diecimila dollari, e fin qui la promessa regge. ma per incassarli devi venderli, e ti accorgi che li stanno vendendo tutti insieme a te, perché quel token serve solo a quello. il prezzo scende a un decimo e i tuoi diecimila diventano mille, e nel frattempo la pool si è ribilanciata e l'impermanent loss si è preso altri duemila dollari. hai chiuso la settimana sotto di mille, con un rendimento annuo dichiarato del mille per cento.
la regola pratica è quella della guida sul valore di un token: chiediti da dove escono i soldi che ti stanno pagando. se escono dalle commissioni di chi usa il protocollo, il rendimento è basso e vero. se escono da monete nuove stampate apposta, il numero è alto e la fonte sei tu.
il conto, fino in fondoDiecimila dollari in una pool al mille per cento annuo producono un milione di token in una settimana; a un centesimo l'uno valgono diecimila dollari, ma vendendoli il prezzo scende a un decimo e restano mille dollari, mentre l'impermanent loss ne sottrae altri duemila: il risultato netto è meno mille.
quanti passaggi serve fare per un giro semplice?
Per ottenere un rendimento su stablecoin servono sette passaggi: comprare le monete, portarle sul proprio wallet, convertirle su un dex, autorizzare il contratto, depositarle sul protocollo di prestito, ricevere il titolo di deposito e darlo in stake altrove. Ognuno costa gas, e due di essi aggiungono il rischio di un contratto in più.
sono sei o sette servizi diversi, una decina di transazioni, altrettante commissioni di rete e un pomeriggio intero. gli intermediari ci sono ancora, solo che sono diventati protocolli, si pagano in gas invece che in commissioni, e nessuno di loro risponde se si rompe il pezzo accanto.
è la composabilità, la cosa più potente della finanza onchain e insieme la più fragile: i pezzi si incastrano come mattoncini, e ogni incastro aggiunge un modo nuovo di rompersi. la nostra guida sulla liquidità mostra dove si rompono davvero, con la catena del maggio 2022 come esempio.
a chi conviene, allora?
non conviene a chi cerca un posto dove mettere i risparmi e dimenticarsene, perché la defi quel prodotto non lo offre, per quanto i numeri grossi sulle interfacce dicano il contrario. e non conviene a chi non ha voglia di capire come funziona, perché qui il meccanismo è il prodotto stesso, e non si può delegare a nessuno.
il modo sensato di cominciare è semplice: cifre piccole, protocolli grandi e con qualche anno alle spalle, una cosa per volta e i conti fatti prima. le due guide accanto a questa servono proprio a quello, una spiega dove si perdono i soldi nei pool e nei prestiti, l'altra come si capisce se un token vale qualcosa.
le parole di questo pezzo · 11
- dex
- un exchange decentralizzato: gli scambi avvengono fra portafogli, senza che nessuno tenga i fondi.
- fee
- quello che si paga per usare un protocollo. può andare a chi fornisce il servizio, a chi possiede il token, o a entrambi.
- gas
- quel che si paga alla rete per far eseguire un'operazione: cambia col traffico, non col valore di quel che fai.
- impermanent loss
- quanto perdi tenendo le monete in una pool invece che ferme nel portafoglio, quando i due prezzi si allontanano fra loro.
- liquidity provider
- chi deposita i propri capitali in un protocollo perché altri possano scambiare, e in cambio incassa una parte delle fee. abbreviato in LP.
- onchain
- che avviene sulla catena, quindi verificabile da chiunque.
- pool
- la cassa comune su cui avvengono gli scambi: chi ci mette dentro le proprie monete si prende una fetta delle fee.
- smart contract
- il programma che gira sulla catena ed esegue le regole senza che nessuno debba farle rispettare.
- stablecoin
- un token costruito per valere sempre quanto una valuta, di solito il dollaro. cambia il modo in cui ci riesce: riserve in banca, collaterale onchain, coperture sui derivati.
- token
- l'unità emessa da un protocollo. può servire a votare, a pagare, a ricevere ricavi, o a niente.
- wallet
- il programma che custodisce le chiavi con cui si firma una transazione. non contiene i fondi: contiene il permesso di muoverli.