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cos'è una criptovaluta, se non è una moneta

ha una funzionevale solo l'attesa
un token entra nel sistema che lo usa e ci serve a qualcosa, oppure resta fuori e vale l'attesa.

Un token può incastrarsi nel sistema che lo usa, perché serve a pagare le commissioni della rete, a ricevere una parte dei ricavi, a dare condizioni migliori o a votare, oppure restarne fuori, e in quel caso il suo prezzo dipende solo da chi comprerà dopo.

in breve
il nome inganna, perché quasi nessuna criptovaluta serve a pagare. bitcoin fa da riserva di valore, e le altre migliaia servono a quattro cose: pagare le commissioni di una rete, prendere una parte dei ricavi, avere sconti dentro un servizio, votare. prima di chiederti quanto vale una moneta, chiediti a cosa serve.

da dove arriva l'idea?

da un documento di nove pagine mandato a una mailing list di crittografia 18 anni fa, firmato con lo pseudonimo di satoshi nakamoto. chi sia non lo sa nessuno, una persona o un gruppo, e a questo punto conta poco: il codice è pubblico da allora e va avanti senza di lui.

l'idea era una sola: fare del denaro che non dipendesse da nessuna banca e da nessun governo. un sistema in cui a dire «questi soldi sono tuoi e li hai spesi una volta sola» fosse una regola matematica che chiunque può verificare, invece di un istituto a cui devi credere sulla parola.

in informatica quel problema era rimasto aperto per vent'anni. il documento non inventa la crittografia né le reti fra pari, mette insieme pezzi che esistevano già e risolve quello che mancava, cioè come mettere d'accordo migliaia di sconosciuti su chi ha ragione senza un arbitro. le migliaia di monete, la finanza onchain e anche i disastri sono venuti dopo, e vengono tutti da lì.

perché quasi nessuno la usa per pagare?

perché una cosa che può muoversi del dieci per cento in un pomeriggio è un pessimo modo di fare i prezzi. se sei un panettiere e accetti bitcoin al mattino, la sera potresti scoprire di aver venduto il pane in perdita, o in guadagno, che per la contabilità è scomodo uguale.

qualche eccezione c'è, e dice qualcosa. el salvador l'ha adottato come valuta legale nel 2021, insieme al dollaro, con l'obiettivo dichiarato di dipendere meno dalla politica monetaria americana. è stata una scelta politica più che commerciale: per la spesa di tutti i giorni lo usavano in pochi, e all'inizio del 2025, per chiudere l'accordo con il fondo monetario, il paese ha tolto l'obbligo di accettarlo.

moneta o riserva di valore
come monetacome riserva di valore
il prezzo che si muoveun problema il mestiere
dove si tienenel portafoglio, a rotazione fermo, per anni
il paragone giustol'euro l'oro
le due cose a cui bitcoin viene paragonato, e quale delle due somiglia.

Come moneta bitcoin funziona male: il prezzo si muove troppo perché ci si possano segnare i prezzi, e i posti che l'hanno adottato come valuta legale lo hanno fatto per ragioni politiche. Come riserva di valore funziona come l'oro: si trasporta senza cassaforte, si divide fino all'ottava cifra, si vende a qualunque ora, e oscilla molto più dell'oro.

il posto che bitcoin si è preso davvero somiglia a quello dell'oro, qualcosa che si tiene perché mantiene valore nel tempo e non che si spende. rispetto all'oro ha tre vantaggi pratici, si trasporta senza cassaforte, si divide fino all'ottava cifra decimale e si vende a qualunque ora, e uno svantaggio, cioè che oscilla molto di più.

a cosa servono le altre migliaia?

a quattro cose, e conviene impararle bene perché con queste leggi qualunque progetto nuovo. la prima è pagare le commissioni della rete su cui girano: ogni blockchain si fa pagare per eseguire un'operazione, e si fa pagare nella sua moneta. su ethereum paghi in ether, e senza ether non muovi niente, per quanti altri token tu abbia nel portafoglio.
pagare la reteprova a operare senza: non ci riesci
una parte dei ricavisegui le fee onchain fino a te
condizioni miglioriconfronta i costi con e senza
votareguarda se un voto ha mai cambiato qualcosa
i quattro usi, e come si controlla ognuno.

I quattro usi di un token: pagare le commissioni della rete, e si verifica provando a operare senza; ricevere una parte dei ricavi, e si verifica seguendo le fee onchain; ottenere condizioni migliori in un servizio, e si verifica confrontando i costi con e senza; votare, e si verifica guardando se un voto ha mai cambiato qualcosa.

la seconda è prendere una parte di quello che il protocollo incassa, un po' come un dividendo. la terza è avere condizioni migliori dentro un servizio, commissioni più basse o funzioni riservate, che è la tessera fedeltà del supermercato portata sulla blockchain. la quarta è votare sulle decisioni, dai parametri di rischio a come si spende la cassa.

un token può averne una o più di una. quello che non può permettersi è non averne nessuna, perché se togli tutte e quattro resta solo il prezzo, e allora quello che stai comprando è la scommessa che dopo di te arrivi qualcuno disposto a pagarlo di più. è un mestiere legittimo, ma è un altro mestiere.

l'utilità dichiarata è sempre vera?

no, e il caso più comune è il terzo dei quattro, il token che «serve per accedere alla piattaforma». qui la domanda da farsi è perché quella piattaforma non potrebbe funzionare con una stablecoin, o con la moneta della rete su cui gira. se una risposta non c'è, quell'utilità è stata aggiunta apposta per creare domanda.
detta male
hai creato una moneta proprietaria per usare il tuo sito? è come se netflix ti obbligasse a comprare netflixcoin per guardare le serie

Detta male: un token che serve solo per usare il sito di chi l'ha emesso è come se Netflix obbligasse a comprare NetflixCoin per guardare le serie.

per accorgertene bastano due minuti: prova a immaginare il servizio senza il suo token. se funziona lo stesso, magari anche meglio, il token è un pedaggio, e chi lo compra paga per usare una cosa che potrebbe usare comunque.

la stessa prova vale per il voto, che i più entusiasti raccontano come una forma di democrazia. sulla carta lo è, nella pratica vince chi ha più token, e le decisioni le prende un pugno di indirizzi molto grandi. il diritto di voto da solo non ha mai dato valore a un token, glielo dà un meccanismo scritto nel codice, come racconta la nostra guida sul valore con il caso di uniswap.

detta male
teoricamente democratico. praticamente vince chi ha più token, tipo una democrazia dove i ricchi hanno più voti… ah no, aspetta, è esattamente così

Detta male: il voto coi token è teoricamente democratico e praticamente proporzionale a quanti token hai.

perché il prezzo di un token non dice niente?

perché è la stessa cifra divisa in un numero di pezzi deciso da chi l'ha emessa. un token da un millesimo di dollaro con mille miliardi di pezzi vale quanto uno da mille dollari con un milione di pezzi, e il prezzo del singolo pezzo dipende solo da quanti pezzi hanno deciso di fare.
pochi pezzi, prezzo altomolti pezzi, prezzo basso
lo stesso valore complessivo, tagliato in pochi pezzi grandi o in molti piccoli: il prezzo del pezzo cambia, l'insieme no.

Lo stesso valore totale può essere diviso in pochi pezzi costosi o in moltissimi pezzi da pochi centesimi: il prezzo del singolo pezzo dipende solo da quanti pezzi sono stati fatti, mentre il valore dell'insieme resta identico.

la cifra che conta è quella complessiva, cioè quanto vale l'insieme, e va letta sempre insieme ad altre due: quanti token esistono già e quanti ne arriveranno. un progetto che sembra piccolo perché in giro ce n'è poco, ma che ha ancora l'ottanta per cento da distribuire, piccolo non è, è solo in attesa.

da qui nasce l'errore più comune di chi comincia, comprare quello che «costa poco» perché sembra avere più spazio per salire. lo spazio per salire dipende da quanto vale l'insieme rispetto a quello che il protocollo produce, e il prezzo del pezzo non c'entra. è anche l'unica domanda a cui puoi rispondere davvero, controllando i numeri.

cosa chiedersi davanti a una moneta nuova?

tre cose, in quest'ordine, e già la prima ne esclude quasi tutte. a cosa serve dentro il suo sistema, quale delle quattro funzioni ha e cosa succede se la togli. se la risposta è che non succede niente, puoi fermarti lì.

la seconda è chi ce l'ha già in mano e quando può venderlo. il calendario degli sblocchi è quasi sempre pubblico, e una data in cui diventa vendibile una quantità grossa pesa più di qualunque promessa sul futuro. la terza è da dove escono i soldi che il progetto distribuisce, se ne distribuisce, cioè se arrivano dalle commissioni di chi lo usa o da monete nuove stampate apposta.

sono le stesse domande che le nostre guide sul valore e sulla liquidità fanno per esteso, con i conti. qui ti bastano per evitare la maggior parte dei danni, e il motivo è semplice: quasi nessuno se le fa prima di comprare.

ultima verifica19 agosto 2026
le parole di questo pezzo · 5
blockchain
un registro di scritture che sta su molte macchine insieme, dove ogni blocco porta l'impronta del precedente e riscrivere il passato costa più di quanto renda.
fee
quello che si paga per usare un protocollo. può andare a chi fornisce il servizio, a chi possiede il token, o a entrambi.
onchain
che avviene sulla catena, quindi verificabile da chiunque.
stablecoin
un token costruito per valere sempre quanto una valuta, di solito il dollaro. cambia il modo in cui ci riesce: riserve in banca, collaterale onchain, coperture sui derivati.
token
l'unità emessa da un protocollo. può servire a votare, a pagare, a ricevere ricavi, o a niente.
guida · verificata il 19 agosto 2026tutte le guide