la rete che dimezza le ricompense e lascia che sia il mercato a dire dove vanno
Il 6 novembre 2025 il token della rete ha chiuso a 392,20 dollari secondo il nostro archivio prezzi. Alla data di ultimo aggiornamento di questa pagina lo stesso token vale 233 dollari.
il taglio, e perché non ha una data
qui però il taglio è agganciato a una soglia, e non a un numero di blocchi: scatta quando i token in circolazione arrivano a 10,5 milioni. siccome il ritmo di emissione non è costante, la data si sposta di continuo, e quando la fonte scriveva mancavano circa 47 giorni, un conteggio che si aggiornava da solo.
per chi fa girare la rete la conseguenza pratica è brutale: chi oggi copre i costi vendendo le ricompense dovrà venderne il doppio per incassare lo stesso. e siccome si dimezza anche il denaro che entra nei mercati interni, vendere costa di più, perché dall'altra parte c'è meno profondità.
chi decide dove vanno le ricompense
il prezzo di quei token interni non lo fissa nessuno, esce dal rapporto fra le due riserve del mercato automatico in cui vengono scambiati. vuol dire che più gente compra il token di un gruppo, più quel prezzo sale, più ricompense arrivano a quel gruppo, più il suo mercato si ingrossa, più conviene lavorarci, e il giro riparte.
Le ricompense emesse dalla rete si distribuiscono fra i gruppi di lavoro in proporzione al prezzo del token interno di ciascuno: i gruppi con un prezzo alto ricevono la quota maggiore, quelli senza domanda ricevono sempre meno fino a restare a secco.
al contrario funziona esattamente allo stesso modo, ed è per questo che l'evento è interessante. un gruppo senza domanda vede il suo token scendere, riceve meno ricompense, il suo mercato si assottiglia, e chi ci lavorava se ne va. con le ricompense dimezzate quel processo accelera: i gruppi marginali smettono di coprire i costi di chi ci mette il calcolo.
i due modi di stare dentro, e perché uno si comprime
il secondo è il singolo gruppo: compri il token interno di quel gruppo, lo depositi lì, e prendi solo quello che produce lui. rende di più e può azzerarsi, perché se il gruppo muore muore anche quello che ci hai messo dentro. più che la stessa scelta con due livelli di rischio, sono due mestieri diversi.
la parte che quasi nessuno racconta è che la prima posizione si comprime da sola, per costruzione. la quota che va al centro dipende da quanto capitale sta al centro rispetto ai token interni in circolazione, e quei token continuano ad aumentare anche dopo il taglio, solo più lentamente. il denominatore cresce, la quota scende: chi resta fermo al centro guadagna sempre meno senza aver fatto niente di sbagliato.
dove si mette il capitaleDepositare al centro della rete dà una quota di quello che producono tutti i gruppi, senza dover scegliere, ma quella quota si comprime strutturalmente perché i token interni in circolazione continuano a crescere. Depositare su un singolo gruppo rende di più e concentra il rischio: se il gruppo fallisce, si perde quanto messo lì.
cosa separa un gruppo che sopravvive da uno che sparisce
il terzo è la profondità del mercato interno: sotto le 100 mila unità di riserva un mercato è sottile, si muove con poco, e chi entra o esce paga uno scarto punitivo. dopo il taglio, con metà del denaro che entra, un mercato piccolo ci mette anni a diventare grande, quindi la profondità che c'è già è quasi tutta quella che ci sarà.
il quarto è sapere chi c'è dietro, e la morale c'entra poco: nel periodo in cui i gruppi marginali chiudono, un gruppo gestito da anonimi senza aggiornamenti pubblici non ha nessuno a cui rispondere quando smette di funzionare, e sparisce senza avvisare. i nomi che giravano allora erano quattro o cinque, tutti con prodotti annunciati e nessuno con prodotti maturi.
I criteri: un prodotto reale in prova o in uscita; un meccanismo che riporta i ricavi dentro riacquistando il token interno; un mercato interno con almeno 100 mila unità di riserva, sotto le quali lo scarto di prezzo diventa punitivo; e un gruppo di lavoro pubblico, con aggiornamenti verificabili.
i rischi veri, e cosa si guarda per capire
il terzo è il tempo: se i gruppi non consegnano prodotti entro un anno dal taglio, il racconto si sgonfia e i capitali vanno altrove, perché questo mercato è impaziente di natura. il quarto è che la rete è difficile da usare, e finché resta difficile la domanda vera, quella di chi compra un prodotto più che un token, non arriva.
da fuori si guardano cinque cose e sono tutte contabili: dove si spostano i grandi depositi, se le riserve dei mercati interni crescono o si svuotano, quali gruppi salgono in classifica di ricompense, quanti gruppi nuovi si registrano (ogni registrazione brucia token, quindi ne toglie dalla circolazione), e quando il rendimento dei singoli gruppi supera stabilmente quello del centro. bitcoin, quel giorno, chiudeva a 101.346 dollari; il token di questa rete a 392,20, e oggi ne vale 233.
Detta male: il taglio delle ricompense è un esame: costringe ogni gruppo di lavoro a dimostrare di servire a qualcosa, e chi non serve smette di coprire i costi.