il broker che gestisce undicimila miliardi venderà bitcoin ai suoi clienti nel 2026
Charles Schwab gestisce circa 11.000 miliardi di dollari di attività dei clienti. Il 4 dicembre 2025 Bitcoin ha chiuso a 92.078 dollari, −1,4% rispetto al giorno prima.
cosa hanno annunciato, in un giorno solo
la seconda banca russa per dimensione ha annunciato che dal 2026 permetterà di comprare criptovalute direttamente dai conti di investimento. oggi in russia lo può fare solo chi è «altamente qualificato», cioè chi ha almeno cento milioni di rubli, circa 1,2 milioni di dollari, investiti in strumenti tradizionali.
e la società di famiglia dei trump, quotata a wall street, ha comprato altri 363 bitcoin arrivando a 4367: acquisti fatti durante la discesa di novembre. la stessa settimana il suo titolo è crollato del 38 per cento in una giornata, quando è scaduto il vincolo che impediva a chi era entrato a giugno di vendere.
perché conta chi vende, più di chi compra
e che sia una mossa pensata a lungo lo dice l'acquisto del mese prima, 660 milioni di dollari per una piattaforma di scambi su attività non quotate. un'infrastruttura così non la compri per aggiungere un pulsante all'app.
per te che guardi da fuori la conseguenza è semplice e poco emozionante: comprare criptovalute costerà meno e somiglierà sempre di più a comprare un fondo. quella che il settore chiama adozione istituzionale, vista dal lato del cliente, è soprattutto una guerra sui prezzi del servizio.
Sulle chiusure giornaliere Bitcoin è passato dal massimo di 124.659 dollari del 6 ottobre al minimo di 84.740 del 22 novembre: il 32 per cento. Il 4 dicembre il prezzo era risalito a 92.078.
la parte russa, tre settimane prima delle regole
la banca in questione è sotto sanzioni occidentali da più di dieci anni, e questo spiega il suo interesse molto meglio di qualunque discorso sul futuro della finanza: dove i pagamenti internazionali sono bloccati, uno strumento che si muove senza chiedere permesso vale più che altrove.
sono due mondi che vanno nella stessa direzione per ragioni opposte, gli stati uniti perché la concorrenza sui prezzi lo rende conveniente, la russia perché il canale bancario tradizionale non funziona più. a chi guarda i grafici arriva la stessa cosa, più porte d'ingresso, ma dietro le due storie non hanno niente in comune.
cosa dicevano gli analisti quel giorno
sono numeri di una casa d'analisi, non nostri, e valgono come una lettura fra le tante. quello che invece si misura è la strada fatta: dal massimo del 6 ottobre al minimo del 22 novembre, sulle nostre chiusure, bitcoin ha perso il 32 per cento, e il 4 dicembre era risalito a 92.078.
e c'è una nota sulle altcoin che vale la pena tenere: ogni asset seguito in quel report perdeva fra il venti e il cinquanta per cento sui tre mesi. se gli annunci istituzionali riguardano solo bitcoin ed ethereum, il resto del mercato resta fuori da quella storia, ed è per questo che il capitale non ruota come nei cicli precedenti.
Detta male: quando il broker più grande d'america comincia a vendere bitcoin senza commissioni, l'adozione istituzionale smette di essere una tesi e diventa una guerra di prezzo fra chi te lo vende.