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chi ti fa il mercato può venderti addosso, e nel contratto non c'è scritto niente che glielo impedisca

mantra è passata da 6,26 a 0,6 dollari in due giorni: −90,5 per cento, con i fondamentali del progetto invariati.
la posizione
quando un progetto si quota, consegna una fetta dei suoi token a chi gli fa il mercato. quella controparte vede il flusso degli ordini, il progetto le sue strategie non le vede, e il contratto che dovrebbe tenerla ferma quasi mai si riesce a far rispettare. è il rischio meno prezzato del settore.

cosa è successo ieri

il diciannove novembre il token di nillion ha perso il 48 per cento dentro la giornata. la fondazione l'ha detto senza mezzi termini: un market maker ha venduto token senza averne il diritto, e poi non ha risposto a nessuna comunicazione, né durante la vendita né nelle ore dopo.

a vendere è stata la controparte che doveva fare il mercato, per conto suo, fregandosene degli obblighi che aveva firmato. niente vendite di chi sta dentro il progetto, niente uscita del team, nessuna notizia brutta arrivata sul mercato.

ed è la terza storia dello stesso tipo in sette mesi. messe insieme disegnano un difetto di struttura, perché tre incidenti in fila smettono di essere incidenti, ed è per questo che ne scrivo una posizione invece di una notizia.

perché hanno quel potere

chi fa il mercato riceve di solito fra il 5 e il 15 per cento dell'offerta totale, in prestito o come compenso. da quel momento c'è un'asimmetria che non si chiude più: lui vede tutto il flusso degli ordini, il progetto delle sue strategie non vede niente.

nei primi tre, sei mesi dopo la quotazione, quando la parte di token che si può davvero scambiare è piccola, quel dieci per cento serve a decidere il prezzo, e la liquidità è la scusa. e se chi lo tiene sceglie di venderlo in un momento di mercato sottile, fa scattare le chiusure forzate di chi opera a leva e porta il prezzo giù del settanta o novanta per cento, senza che il progetto abbia sbagliato niente.

la parte più scomoda è che quanti token siano davvero disponibili non lo sa nessuno. il calendario degli sblocchi scritto nei documenti è una cosa, il mercato fuori borsa dove quei token si scambiano prima è un'altra, ed è quel secondo mercato a trasformare il primo in un pezzo di narrativa.

quel dieci per cento decide il prezzo, e la liquidità è la scusa

il caso che ho misurato

mantra è l'esempio che tengo perché i numeri ce li abbiamo. il tredici aprile 2025 il token è passato da 6,26 a poco più di un dollaro in una giornata, e il giorno dopo a 0,6: sulle nostre chiusure, −90,5 per cento in due sedute. il progetto aveva una capitalizzazione da miliardi, un accordo con un gruppo immobiliare per tokenizzare un miliardo di dollari di beni, ed era quotato dappertutto.
8,5 $feb 20256,26 $12 aproggi · 0,0784 $
il prezzo di mantra nei tre momenti che contano. fonte: archivio cointalks, chiusure giornaliere.

Sulle chiusure giornaliere, il token MANTRA valeva 8,5 dollari al massimo del 23 febbraio 2025, 6,26 il 12 aprile 2025 e 0,6 il 14 aprile: −90,5 per cento in due sedute. Al 20 novembre 2025 vale 0,0784 dollari, il −99,1 per cento sotto il massimo.

l'analisi onchain fatta allora contava 17 portafogli che avevano depositato 43,6 milioni di token sugli exchange prima del crollo, per circa 227 milioni di dollari, il 4,7 per cento dell'offerta in circolazione. due di quei portafogli erano collegati a un investitore strategico. sono numeri di terzi e li riporto come tali, mentre il prezzo è misurato da noi.

il seguito lo racconta meglio di qualunque commento. al giorno in cui scrivo, sette mesi dopo, il token vale 0,0784 dollari, il 99,1 per cento sotto il massimo del 23 febbraio 2025. non c'è stato nessun rimbalzo, perché a saltare è stata la fiducia che quel prezzo volesse dire qualcosa, e quella non rimbalza.

e le altre due storie

movement è peggio, perché dentro c'era la complicità di qualcuno interno. il progetto aveva firmato un accordo con una società, ma nei contratti compariva un'altra entità presentata come sua controllata, che non lo era. quell'entità si è ritrovata in mano 66 milioni di token, circa il 50 per cento di quelli davvero disponibili al lancio. il commento più citato su quel caso descriveva l'incentivo con precisione contabile: gonfiare la valutazione oltre i cinque miliardi, poi vendere al pubblico e dividersi il ricavato.

e c'è un precedente che dovrebbe chiudere il discorso su quanto siano eccezioni. nell'ottobre 2024 l'fbi ha creato un token finto per attirare i market maker disonesti: 18 fra persone e società incriminate, 4 market maker accusati, oltre 25 milioni di dollari sequestrati.

in quell'inchiesta uno degli indagati ha spiegato il modello di business meglio di qualunque analisi: sul mercato secondario l'obiettivo è trovare compratori nella comunità, gente di cui non sai niente e non ti importa niente, perché per guadagnare devi fargli perdere soldi. questa frase non l'ha dedotta un giornalista, l'ha detta uno che lo faceva.

l'ha detto uno di loro
bisogna trovare altri compratori nella community, gente di cui non sai niente, perché per guadagnare dobbiamo fargli perdere soldi

Nell'inchiesta FBI del 2024 uno degli indagati ha descritto il proprio modello di business come la ricerca di compratori nella comunità del progetto, persone di cui non sai nulla, perché il guadagno del market maker viene dalla loro perdita.

cosa faccio prima di comprare qualcosa di appena quotato

quattro domande, tutte verificabili prima di metterci un euro. chi fa il mercato su questo token, e l'accordo è pubblico? quanti token sono davvero in circolazione, secondo i movimenti più che secondo i documenti? quanto è concentrata quella parte in circolazione? e cosa succede al prezzo se il primo portafoglio decide di uscire in una giornata sottile?

della liquidità dichiarata non ti puoi fidare, perché il volume giornaliero è gonfiato dagli scambi di chi fa il mercato con se stesso. la regola prudente che uso è considerare vero un decimo del volume dichiarato, e non tenere una posizione più grande di un quinto di quella cifra, così se devo uscire esco senza spostare il prezzo io.

il resto è dimensione e pazienza: una quota piccola del portafoglio, l'ingresso spalmato su settimane invece che in un giorno, e un'idea chiara in testa. qui il rischio vero è che il progetto vada benissimo e il token perda lo stesso il novanta per cento, perché a deciderlo è qualcun altro rispetto a chi lo costruisce.

chi fa il mercatol'accordo è pubblico? se non lo è, il rischio non è misurabilequanti token giranodai movimenti, non dal calendario scritto nei documentiliquidità veraun decimo del volume dichiaratoposizione massimaun quinto della liquidità vera

Prima di comprare un token appena quotato: verificare chi fa il mercato e se l'accordo è pubblico; stimare i token realmente in circolazione dai movimenti e non dai documenti; misurare la concentrazione; simulare l'effetto dell'uscita del primo portafoglio. Sulla dimensione: considerare reale un decimo del volume dichiarato e non superare un quinto di quella cifra.

−90,5% mantra in due giorni,
con i fondamentali invariati
le parole di questo pezzo · 4
exchange
la piattaforma dove si scambiano criptovalute. centralizzata se tiene i fondi dei clienti, decentralizzata se gli scambi avvengono onchain.
market maker
chi tiene in piedi il book mettendo ordini in acquisto e in vendita, guadagnando sulla differenza.
onchain
che avviene sulla catena, quindi verificabile da chiunque.
token
l'unità emessa da un protocollo. può servire a votare, a pagare, a ricevere ricavi, o a niente.
posizione 007 · 20 novembre 2025 · nessun esito dichiaratotutte le opinioni