pendle ha inventato il mercato dei rendimenti e poi il mercato dei rendimenti è sparito
cosa fa, in una riga?
chi compra il pezzo-capitale lo paga meno di quanto varrà a scadenza, e alla scadenza lo riscatta pieno: è un tasso fisso, deciso il giorno dell'acquisto. chi compra il pezzo-rendimento compra invece tutto quel che maturerà da qui alla scadenza, e alla fine gli resta in mano niente: è una scommessa sul rendimento futuro, con una leva implicita.
Un asset che genera rendimento viene separato in due token: il primo rappresenta il capitale, riscattabile per intero alla scadenza; il secondo tutto il rendimento che maturerà fino a quella data. Sommati, i due token ricompongono sempre l'asset di partenza.
i due pezzi, sommati, ricompongono sempre la cosa di partenza — ed è questa la proprietà che tiene allineati i prezzi, perché chi trova uno scostamento lo chiude comprando l'uno e vendendo l'altro. il tutto vive su un mercato costruito apposta, dove il pezzo-capitale converge al valore pieno man mano che la scadenza si avvicina: chi mette liquidità lì dentro non subisce l'impermanent loss dei pool normali, perché i due prezzi non divergono mai per sempre.
quanta adozione è rimasta?
Il capitale depositato su Pendle è passato da 13.39 miliardi di dollari nel settembre 2025 a 9.56 miliardi un anno fa, fino a 1,25 miliardi di oggi: una contrazione del 91% dal massimo.
la ragione non è un difetto del prodotto ed è più scomoda: pendle vive di rendimenti da separare, e i rendimenti onchain si sono compressi ovunque. quando un asset rende il tre per cento invece del quindici, il pezzo-rendimento vale poco, la scommessa attira meno gente, e il capitale che stava lì per farla si sposta.
quel che resta non è comunque niente: 1,25 miliardi di dollari fanno di pendle il posto dove il mercato dei rendimenti separati esiste ancora, senza concorrenti alla stessa scala. ma è un mercato che si è ridotto a un decimo, e va letto come tale — non come una pausa.
i ricavi reggono?
Negli ultimi trenta giorni Pendle ha incassato 0,85 milioni di dollari di fee, pari a 10,2 milioni su base annua, contro i 21,9 milioni dei dodici mesi precedenti.
il modello di incasso è però più sano di quello di molti altri: le fee arrivano dagli scambi e dal rendimento che passa nel sistema, non da un'emissione di token. quando il volume c'è, i soldi ci sono davvero; quando non c'è, mancano — e questo è un difetto onesto, non un trucco che si scopre dopo.
la parte che va guardata nei prossimi trimestri è se le fee scendono più in fretta del capitale o meno: se il capitale si stabilizza e le fee continuano a scendere, vuol dire che chi è rimasto sta fermo, e un mercato dove nessuno scambia non è un mercato.
quanto si scambia, su quel che resta?
ogni mese
In trenta giorni su Pendle sono passati 383 milioni di dollari di scambi su 1,25 miliardi di capitale depositato: circa il 31 per cento del totale si muove ogni mese.
per un mercato di rendimenti è una rotazione alta, e dice una cosa precisa: chi è rimasto è chi opera davvero, non chi ha parcheggiato del capitale in attesa di un premio. la parte speculativa se n'è andata con i rendimenti alti, la parte che usa lo strumento per fissare un tasso è rimasta.
c'è poi un vantaggio strutturale che vale la pena dire, perché è raro: i liquidity provider qui non subiscono l'impermanent loss, perché i due pezzi convergono per costruzione alla scadenza. il rischio di chi mette il capitale è il tasso, non la divergenza dei prezzi — ed è un rischio che si può calcolare prima.
da quante blockchain dipende?
Circa il 53,3% del capitale di Pendle sta su Ethereum; le tre blockchain immediatamente successive ne tengono insieme un altro 37,1%, e il resto è distribuito in quote inferiori al mezzo punto. Le blockchain che superano quella soglia sono 7.
l'espansione fuori da ethereum è stata reale e recente, ed è la ragione per cui la contrazione non è stata anche peggiore: mercati nuovi su blockchain nuove hanno raccolto capitale che su ethereum non c'era più. il rovescio è che ogni blockchain in più aggiunge un contratto, un ponte e un insieme di rendimenti da sorvegliare.
per un protocollo di questo tipo avere il grosso del capitale su una sola blockchain non è un allarme: è dove sta la liquidità seria. diventerebbe un problema se quella quota scendesse per abbandono e non per crescita altrove — ed è la differenza che va guardata nel prossimo trimestre.
la governance conta qualcosa?
L'ottanta per cento delle fee di scambio va a chi blocca il token; il resto resta al protocollo. Il diritto di voto è legato a quel flusso, non separato da esso.
non è un diritto di voto e basta: è un diritto di voto legato a un flusso di denaro che esiste. la nostra guida sul valore di un token chiama questa cosa cattura di valore, e la distingue dal voto puro proprio con esempi come questo — dove chi decide subisce le conseguenze di quel che decide, perché ha i token bloccati.
il costo è la rigidità: due anni sono lunghi, e chi blocca in un mercato che si sta contraendo si trova legato a un flusso di fee più magro di quello che aveva in mente. il meccanismo resta corretto; è la materia prima che è calata.
la squadra regge?
La seconda versione del mercato dedicato, quella che elimina l'impermanent loss, è in funzione; l'espansione oltre Ethereum ha portato quattordici blockchain; il prodotto sui tassi di finanziamento dei perpetual è uscito; in tre anni non ci sono stati incidenti gravi sui contratti.
nessun incidente grave sui contratti in tre anni di funzionamento, in un ambito dove le scadenze e gli scambi automatici sono complicati da scrivere. è una prova di esecuzione, non una garanzia sul futuro.
la domanda aperta non riguarda la capacità tecnica: riguarda la scelta di dove andare. una squadra che sa costruire, in un mercato che si è ridotto a un decimo, deve decidere se aspettare che i rendimenti tornino o se costruire qualcos'altro con lo stesso strumento — e la risposta a questa domanda vale più di qualunque metrica del trimestre.
quanto rischia il meccanismo?
i rischi tecnici esistono ma sono di seconda fila. le scadenze creano momenti in cui la liquidità si sposta tutta insieme; ogni blockchain aggiunta aggiunge superficie; e la qualità del rendimento dipende dai protocolli sottostanti, che pendle non controlla — se un rendimento sottostante si rivela finto, il pezzo-rendimento vale zero e chi lo teneva ha comprato aria.
Detta male: separare il capitale dal rendimento futuro è un'idea talmente elegante che viene da chiedersi perché non ci avesse pensato nessuno — e talmente astratta che quasi nessuno sa che quel mercato esiste.
il verdetto sta in questa distanza: meccanismo solido, cattura di valore reale, esecuzione dimostrata — e un mercato che si è ridotto di nove decimi per ragioni che non dipendono da chi l'ha costruito. vale la pena guardarlo se si pensa che i rendimenti torneranno; non vale la pena tenerlo se si pensa di no.
i concorrenti diretti, oggiConfronto fra pendle e i concorrenti diretti della stessa categoria, sui criteri misurati e tutti presi il 2026-09-09 dalla stessa fonte (defillama). Capitale: pendle 1,25 mld, spectra 30 mln, napier 0 mln. Fee 30 giorni: pendle 0,85 mln, spectra 0 mln, napier 0 mln. Sulla prima blockchain: pendle 53,3%, spectra 50,7%, napier 96,8%.
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le parole di questo pezzo · 9
- blockchain
- un registro di scritture che sta su molte macchine insieme, dove ogni blocco porta l'impronta del precedente e riscrivere il passato costa più di quanto renda.
- fee
- quello che si paga per usare un protocollo. può andare a chi fornisce il servizio, a chi possiede il token, o a entrambi.
- governance
- l'insieme delle regole con cui si prendono le decisioni su un protocollo: chi propone, chi vota, chi esegue.
- impermanent loss
- quanto perdi tenendo le monete in una pool invece che ferme nel portafoglio, quando i due prezzi si allontanano fra loro.
- liquidity provider
- chi deposita i propri capitali in un protocollo perché altri possano scambiare, e in cambio incassa una parte delle fee. abbreviato in LP.
- onchain
- che avviene sulla catena, quindi verificabile da chiunque.
- perpetual
- il contratto che segue il prezzo di una moneta senza mai scadere: per restare aperti si paga o si incassa il funding.
- pool
- la cassa comune su cui avvengono gli scambi: chi ci mette dentro le proprie monete si prende una fetta delle fee.
- token
- l'unità emessa da un protocollo. può servire a votare, a pagare, a ricevere ricavi, o a niente.